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    A BORDO DELLA PORTAEREI USS ABRAHAM LINCOLN, DOVE PRESTANO SERVIZIO 5.000 MARINAI E MARINES, CRESCE UNA CRISI DI SALUTE MENTALE A CAUSA DI UNA MISSIONE DI DURATA RECORD AL LARGO DELLE COSTE DELL’IRAN

    The Guardian riferisce che le famiglie dei militari e alcuni membri del Congresso stanno lanciando l’allarme: le condizioni e la pressione psicologica hanno raggiunto il limite.


    Le testate militari Navy Times e Stars and Stripes informano di diversi casi in cui i marinai hanno tentato di gettarsi fuoribordo. L’equipaggio si trova in mare ormai da nove mesi senza un singolo scalo in porto: un record assoluto per le portaerei nella storia recente.


    In un incontro con i vertici della Marina a San Diego, tenutosi la scorsa settimana, i parenti dei marinai hanno parlato apertamente delle loro paure. Una delle mogli ha confessato che il marito le ha inviato un messaggio con le parole: «spera di non svegliarsi domani». Un’altra donna ha dichiarato al segretario ad interim della Marina, Hung Cao, presente all’incontro, che le autorità militari «hanno distrutto la fiducia tra noi e i vertici».


    «Navy Times ha fornito i dettagli dei tentati suicidi sventati a bordo della portaerei durante l’attuale missione. Annabelle Loma ha raccontato alla testata che suo marito ha cercato di saltare fuoribordo dopo che il suo periodo di servizio in mare era stato prorogato più volte. “Ha paura. Temo che venga congedato con disonore e che, solo perché è esausto, la sua carriera di 13 anni venga distrutta — e basta, così semplicemente”, ha detto la donna. Il quotidiano cita anche un’altra moglie di un marinaio coinvolto in un episodio separato sulla ‘Lincoln’: suo marito ha sventato il tentativo di un commilitone di lanciarsi in mare, afferrandolo e riportandolo sul ponte».


    Oltre alla pressione psicologica, destano forte preoccupazione anche i problemi logistici e igienici. Il membro della Camera dei Rappresentanti Mike Levin (democratico della California) ha descritto in un post su X le condizioni della nave, impegnata da cinque mesi in operazioni belliche contro l’Iran, parlando di «muffa nelle docce, bagni guasti, lavanderia fuori uso per settimane, lunghi periodi senza acqua calda, cibo ridotto a mezza tazza di riso e due focaccine. Niente sapone, niente deodorante, niente dentifricio».


    Il suo collega Jason Crow (democratico del Colorado), ex ranger con esperienza di combattimento in Afghanistan e Iraq, ha avvertito che il carico sui militari e sulle loro famiglie aumenta «ogni settimana che passa».


    Ad aprile di quest’anno, sui media erano già comparse foto di razioni scarse e notizie di carenza d’acqua, lavatrici rotte e muffa. All’epoca, il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva definito tali informazioni «l’ennesima fake news». Questa settimana Levin ha risposto duramente a quella dichiarazione: «Questi uomini e queste donne sono arruolati per servire il loro Paese. Il minimo che il Paese deve loro è acqua calda, un bagno funzionante e del cibo decente. Hegseth non è in grado di garantire nemmeno questo, eppure ha la sfrontatezza di guardare negli occhi le loro famiglie e dar loro delle bugiarde».


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