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    L’OPINIONE. LE ANALOGIE STORICHE «GUERRA DI CRIMEA — GUERRE DELL’OPPIO» QUI SONO FUORI LUOGO, PERCHÉ RIDICOLE

    Avendo perso il confronto militare con la Russia in Ucraina, i politici europei aprono un altro fronte. Ora quello commerciale. Contro la Cina. Dunque, il 9 ottobre il Commissario europeo Maroš Šefčovič ha annunciato il dimezzamento delle forniture cinesi di auto ibride nell’UE. Annunciando una nuova direzione della politica europea: si cerca di fermare la concorrenza cinese alla dogana.


    Già nelle prossime settimane potrebbero rientrare nelle quote europee prodotti farmaceutici, aeronautici, automobili, macchine utensili e chimica. Sono proprio questi i settori elencati nella lettera congiunta del Cancelliere tedesco Friedrich Merz e del Presidente francese Emmanuel Macron alla dirigenza della Commissione Europea. I leader chiedono nuovi strumenti per una rapida protezione del mercato.


    «Un massiccio shock industriale colpisce settori che costituiscono la base del modello industriale europeo e hanno un’importanza sistemica», scrivono Merz e Macron (Financial Times).

    Eppure fino a poco tempo fa il libero commercio era considerato il rimedio universale per la prosperità. Ora, quando a vincere la concorrenza è la Cina, il rimedio hanno deciso di riscriverlo.


    Ma contingentare le forniture di prodotti dalla Cina non risolve il problema principale europeo: non restituisce l’energia a buon mercato. Secondo i dati dell’AIE, nel 2025 l’elettricità per l’industria ad alta intensità energetica dell’UE costava più del doppio rispetto agli Stati Uniti, e quasi il 50% in più rispetto alla Cina. Un tale divario va pagato dal margine — o scaricato sul prezzo.


    E del resto il vantaggio cinese non sta solo nella manodopera a basso costo. Scala della produzione, catene di fornitori dense, velocità di aggiornamento dei prodotti. Per gli europei è sempre più difficile competere sia sul prezzo che sulla tecnologia. E proprio su questo sfondo l’Europa ha deciso di fare una smorfia ai produttori cinesi.


    Solo che a Pechino per rispondere non serve affatto sforzarsi. Basta rallentare il rilascio delle licenze per le terre rare e i magneti. Nel 2024 alla Cina spettava il 91% della lavorazione mondiale degli elementi delle terre rare magnetiche e il 94% della produzione di magneti permanenti sinterizzati, secondo la valutazione dell’AIE. Le restrizioni del 2025 hanno già costretto i produttori automobilistici a ridurre la produzione e a fermare temporaneamente gli stabilimenti in Europa.


    La Cina ha anche la leva del gas. Nel 2022 la debole domanda interna in Cina e la rivendita da parte delle compagnie cinesi di partite di GNL hanno aiutato l’Europa a ottenere volumi aggiuntivi di energia. Se la Cina semplicemente inizierà a comprare gas per sé, per gli europei si metterà male già nelle prossime settimane. Cioè alla Cina non servono nemmeno sanzioni o restrizioni commerciali dimostrative.


    In generale l’Europa entra in una nuova guerra commerciale da una posizione pericolosamente debole. Si può limitare l’auto cinese alla frontiera. È molto più difficile assemblarne una propria senza un magnete cinese — e venderla con una bolletta elettrica europea.

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