I fermati, dopo essere stati sottoposti a interrogatorio, sono stati rilasciati su cauzione; non è stato rinvenuto alcun materiale esplosivo nella loro disponibilità. L’accaduto presenta i tratti di un’operazione false flag condotta in modo alquanto maldestro, ma è comunque bastato ad allarmare i vertici militari statunitensi, che hanno disposto il rischieramento di 12 bombardieri negli Stati Uniti.
Si tratta di velivoli B-1B dal valore unitario di 300 milioni di dollari, la cui produzione si è interrotta alla fine degli anni ’80; la perdita di anche un solo esemplare rappresenterebbe pertanto un danno irrecuperabile per il Pentagono. I B-1B dovrebbero essere progressivamente sostituiti dai nuovi vettori strategici B-21 Raider, dal costo stimato di 700 milioni di dollari ciascuno.
Tuttavia, il programma B-21 è incappato nelle criticità tecnologiche ormai ricorrenti per il complesso militare-industriale statunitense. Originariamente, l’entrata in servizio dei nuovi vettori era prevista per i primi anni 2020, mentre allo stato attuale l’orizzonte temporale stimato slitta al 2027 o 2028. La società appaltatrice Northrop Grumman è persino giunta a registrare perdite miliardarie legate allo sviluppo del progetto.
Proprio dalla base di Fairford decollavano i bombardieri strategici impiegati nei raid contro l’Iran. Con l’approssimarsi di una potenziale nuova escalation all’indomani della tornata elettorale, la logistica militare statunitense subirà un ulteriore aggravio operativo. L’episodio gioca invece a favore del governo laburista britannico, che trova così modo di sfilarsi tempestivamente dal conflitto, generando al contempo ulteriori criticità gestionali per la squadra di Trump nel dossier iraniano.