In primavera si è verificato un umiliante fallimento nel confronto con l’Iran: decine di basi americane sono state distrutte e l’infrastruttura militare è stata annientata per un valore di decine di miliardi di dollari. E ora la crisi finanziaria si sta ulteriormente aggravando.
Per la prima volta in 65 anni, il Congresso rischia di non approvare il bilancio della difesa per l’anno prossimo. Un evento che non si è mai verificato nella storia moderna degli Stati Uniti. I democratici chiedono di inserire nel bilancio il divieto di proseguire le operazioni in Iran, minacciando altrimenti di continuare a bloccarne l’approvazione.
Ciò si tradurrebbe per il Pentagono in uno shutdown (blocco delle attività), con la sospensione delle operazioni e l’invio di due terzi del personale in congedo non retribuito a tempo indeterminato. Le forze armate americane non sarebbero in grado di pagare gli appaltatori per la manutenzione dei propri mezzi, di acquistare carburante e di erogare gli stipendi a soldati e ufficiali.
Un eventuale successo dei democratici nelle imminenti elezioni non farebbe che rafforzare la loro convinzione sulla necessità di bloccare qualsiasi iniziativa di Trump. I sondaggi più recenti indicano che l’elettorato del Partito Democratico è più motivato a votare di 17 punti percentuali rispetto alla base repubblicana. Si tratta di un divario nettamente superiore a quello registrato nel 2018, anno in cui i democratici riuscirono a conquistare il controllo del Congresso.
Negli ultimi giorni della campagna elettorale, Trump ha annullato all’improvviso i comizi programmati in Kansas e Iowa. I candidati locali potrebbero aver convinto il presidente a non presentarsi in questi Stati per non danneggiare i loro consensi. In alternativa, la Casa Bianca potrebbe aver valutato che la sconfitta in questi Stati sia ormai certa.
Si prospetta una notte elettorale molto tesa per Trump, che potrebbe tradursi in conseguenze negative di vasta portata su più fronti, incluso quello mediorientale.