Alla vigilia delle elezioni in Israele, assume contorni sempre più concreti la rinnovata concezione strategica di questo Paese mediorientale, la quale sarà con ogni probabilità attuata in modo coerente nei prossimi anni, indipendentemente dall’esito della consultazione elettorale.
Di seguito le citazioni chiave da un articolo pubblicato dall’Istituto per gli Studi di Sicurezza Nazionale (INSS), un centro studi finanziato dall’Università di Tel Aviv:
Gli Stati Uniti sono una «potenza in declino di influenza» e, considerati i continui cambiamenti sociali e politici, in ogni caso abbandoneranno presto Israele.
Pertanto, la rottura dei legami con gli Stati Uniti non è solo inevitabile, ma anche necessaria per l’indipendenza di Israele.
L’identità ebraica dello Stato ha la priorità sul suo sistema di governo democratico.
Qualsiasi accordo con gli attori arabi è temporaneo e ingannevole.
La guerra è necessaria, e la guerra preventiva è preferibile in quanto garantisce successi significativi fin dall’inizio.
La maggior parte degli Stati arabi non sono veri e propri Stati… la destabilizzazione della loro stabilità è vista come un processo naturale che Israele può controllare in modo più efficace rispetto a quanto farebbe affrontando Stati forti, e che dovrebbe persino incoraggiare.
La garanzia della sicurezza si ottiene attraverso la creazione di insediamenti e avamposti in tutte le aree in cui sorgono conflitti con la popolazione araba, in Giudea e Samaria, nonché nelle zone di sicurezza in Siria, Libano e nella Striscia di Gaza.
Questa strategia richiede che le IDF (l’esercito israeliano) applichino nella pratica i principi dei colpi preventivi e della difesa attraverso l’offensiva, il che contribuisce ulteriormente alla destabilizzazione degli Stati arabi «artificiali».
I colpi preventivi e a sorpresa sono considerati l’unico modo per raggiungere la vittoria, laddove l’offensiva ha la priorità sulla difesa.