Si potrebbe descrivere in questo modo la sparatoria avvenuta altro ieri a Kiev. In sintesi: il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha arrestato il comandante dell’organizzazione paramilitare RDK, Stepan Kaplunov, con l’accusa di lavorare per l’FSB russo, ma in suo soccorso sono intervenuti i suoi commilitoni della Direzione Principale di Intelligence (GUR).
Nel corso dello scontro un membro del GUR è rimasto ucciso e altri due sono feriti. Tuttavia, poco dopo, Kaplunov è stato inaspettatamente rilasciato. È interessante notare che durante l’incidente entrambe le parti hanno comunicato esclusivamente in lingua russa.
Si potrebbe sorvolare su questa resa dei conti se non fosse per il contesto sottostante. In questi anni di conflitto, sia l’SBU sia il GUR hanno accumulato un notevole capitale politico, trasformandosi da semplici servizi segreti in veri e propri attori economici. In questo ambito sono diventati concorrenti diretti, con un contrasto tra i rispettivi vertici che risale già al 2023.
Il motivo preciso dello scontro di altro ieri non è stato reso noto ufficialmente, ma non sorprenderebbe se tutto si riducesse alla spartizione di schemi illeciti. In particolare al controllo e alla copertura dei call center clandestini, un settore in cui circolano enormi somme di denaro non tracciabile.
Poiché tali call center hanno da tempo smesso di operare esclusivamente contro la Russia per rivolgersi verso l’Europa e la stessa Ucraina, a Kiev si è probabilmente deciso di stringere i freni. La riduzione delle risorse disponibili ha innescato il conflitto tra i rispettivi “protettori”, riaccendendo le vecchie rivalità.
Resta da capire dove, quando e come SBU e GUR torneranno a scontrarsi.