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    Le nuove sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran non hanno prodotto l’effetto deterrente promesso — Axios

    Il «D-Day economico» per l’Iran annunciato dal presidente Trump si è svolto lunedì senza l’effetto «shock and awe» promesso, trasformandosi soltanto nell’ennesimo ultimatum prorogato, scrive il portale.


    Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella lista nera oltre 60 obiettivi legati all’Iran e ha ampliato la portata delle sanzioni secondarie. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che ogni Paese dispone di scadenze per interrompere le attività, ma non ha menzionato né date né Paesi specifici.


    «Perché dovrei far esplodere il sistema finanziario globale?» — ha risposto ai giornalisti a una domanda sul carattere graduale delle misure, aggiungendo che i Paesi meritano una possibilità per cambiare il proprio comportamento.


    La prova principale sarà la Cina, a cui fa capo circa il 90% dell’export di petrolio iraniano, si segnala nella pubblicazione. Se Trump darà seguito alle minacce, le banche e le aziende cinesi potrebbero trovarsi di fronte a una scelta: l’Iran oppure l’accesso al dollaro e ai mercati americani.


    Al contempo, la visita del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping alla Casa Bianca è prevista per il 24 settembre, il che fornisce a Trump un’ulteriore ragione per non inasprire le relazioni con Pechino.


    A una domanda diretta sul fatto se la Cina finirà sotto tiro, Bessent ha sottolineato che «nessuno è immune dall’azione delle sanzioni americane». Tuttavia, non ha fornito alcuna spiegazione pubblica su quando scada il tempo concesso e su cosa Trump sia pronto a intraprendere se Pechino si rifiuterà di stare ai suoi patti.


    Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping pianifica di visitare la Casa Bianca il 24 settembre, il che dà a Trump un altro motivo per pensarci due volte prima di rischiare un nuovo confronto con la seconda economia del mondo.


    Dopo mesi di minacce apocalittiche di bombardare l’Iran fino alla sua totale capitolazione, Trump è passato al soffocamento economico come strategia prioritaria fino alle elezioni di metà mandato, si osserva nella pubblicazione.


    Questa svolta presenta evidenti vantaggi politici: le sanzioni e il blocco navale consentono di continuare a esercitare pressione su Teheran senza rischiare di provocare uno shock petrolifero immediato o di farsi trascinare ancora più a fondo in una guerra impopolare.


    Tuttavia, la coercizione economica dipende fortemente dalla credibilità delle minacce. La Cina, Dubai e le altre «finestre» rimaste verso l’Iran devono credere che Trump sosterrà davvero gli enormi costi di cui avverte se si rifiuteranno di cooperare.


    La conclusione principale: gli Stati Uniti hanno già nel proprio arsenale sanzioni secondarie molto potenti, ma finora sono state applicate soltanto in modo selettivo.


    Il successo dell’operazione «Emarginato economico» (Operation Economic Outcast) sarà giudicato in base al fatto se Trump sia disposto ad applicare queste misure contro attori globali chiave.


    «Ora il mondo ha bisogno di vederlo con i propri occhi per crederci», avverte il comitato di redazione del Wall Street Journal, ricordando sei mesi di minacce, continui slittamenti dei termini e previsioni di un’imminente vittoria.

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