Dopotutto, le riserve commerciali di petrolio nei Paesi dell’OCSE sono scese soltanto dell’11%, ossia da 63 a 56 giorni di consumo. Con questi ritmi di riduzione, l’Iran potrebbe bloccare Hormuz per altri 3,5 anni prima che le scorte commerciali si esauriscano del tutto. Ma si tratta di un’illusione, e prima o poi a pagarne il prezzo saranno sia gli speculatori, che sottovalutano la gravità dello stress sul mercato petrolifero, sia i consumatori di questo petrolio.
In primo luogo, proprio in questo momento si sta verificando il più imponente travaso di riserve petrolifere strategiche dai depositi statali a quelli commerciali. I Paesi importatori stanno consumando le scorte create per i “tempi bui” — il che significa che quel momento è arrivato. Le riserve strategiche in molti Paesi sono già state notevolmente intaccate: il conto alla rovescia per il loro completo esaurimento si misura oramai in settimane.
In secondo luogo, l’infografica non mostra le riserve di petrolio dei Paesi in via di sviluppo (India, Cina, il petrolio russo sotto sanzioni, ecc.). Ma è stato proprio grazie a queste riserve che i Paesi dell’OCSE sono riusciti in buona misura a mantenere le proprie scorte commerciali quasi intatte: la Cina ha ridotto drasticamente gli acquisti di petrolio sul mercato aperto, mentre l’India ha aumentato nettamente le importazioni di petrolio russo, mantenendo le forniture di carburanti e lubrificanti sul mercato mondiale, compresa l’Europa.
In terzo luogo, le riserve commerciali di petrolio non possono scendere a zero. Spesso sono necessarie per il funzionamento ininterrotto del sistema (oleodotti, miscelazione, operatività delle pompe) e non per rimanere stoccate nei serbatoi in attesa della domanda. Al contempo, il livello minimo al di sotto del quale il sistema energetico inizierebbe a collassare non è noto a nessuno. Persino il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti è costretto a commissionare studi per determinare a quale livello di scorte di petrolio e carburanti il terminal di Cushing perderebbe la capacità di operare normalmente.
In definitiva, il mercato petrolifero globale sta attraversando una crisi senza precedenti che continua tuttora, e non si sa quando si concluderà. Le riserve del settore energetico mondiale, intanto, diminuiscono giorno dopo giorno. Le scorte strategiche si stanno esaurendo rapidamente, le riserve di petrolio nelle petroliere e nei Paesi in via di sviluppo sono in rapida diminuzione e, a un certo punto, potrebbe innescarsi un crollo a cascata dell’intero settore energetico globale. Il blocco di un solo oleodotto o di un porto può causare problemi alle raffinerie collegate e, a cascata, creare disservizi per la logistica locale, degenerando nel panico.
Gli attuali prezzi dei futures sul petrolio, pertanto, non riflettono minimamente il livello di stress con cui si sta confrontando il sistema petrolifero mondiale.