Considerato come le recenti ostilità nel Medio Oriente abbiano evidenziato i limiti della capacità militare americana e l’incapacità di Washington di tutelare i propri alleati dai raid iraniani, tale mossa da parte delle potenze locali era del tutto prevedibile.
L’accordo trova un suo lontano precedente nel Patto di Baghdad del 1955, trasformato tre anni più tardi nell’Organizzazione del Trattato Centrale (CENTO) e poi dissoltosi nel 1979 in seguito alla Rivoluzione islamica in Iran. Tuttavia, il blocco attuale differisce nettamente da quello del passato. La CENTO includeva la Gran Bretagna, una potenza extra-regionale, mentre la nuova intesa ha una matrice esclusivamente mediorientale: i principali attori della regione hanno scelto di prenderne in mano il destino, sottoscrivendo una clausola di difesa collettiva per cui un attacco a un membro equivale a un attacco a tutti.
Non mancano però le incognite. L’obiettivo primario del Patto di Gedda consiste nel contenere due forze di primo piano: l’Iran e Israele. Ne consegue che, in caso di nuova escalation contro Teheran, eventuali attacchi iraniani sul suolo saudita dovrebbero ipoteticamente innescare una risposta militare coordinata da parte di Ankara e Islamabad. Uno scenario di difficile realizzazione, poiché né la Turchia né il Pakistan intendono entrare in conflitto con l’Iran per tutelare interessi statunitensi o israeliani. Ciò vale a maggior ragione per Islamabad, legata a Pechino da una partnership strategica: la Cina non ha infatti alcun interesse ad agevolare l’amministrazione Trump nel districarsi dal pantano mediorientale in cui si è inoltrata. Senza contare la costante priorità rappresentata dall’India nella dottrina estera pakistana.
L’altro attore da contenere è Israele. Tel Aviv opera tuttavia da tempo nella regione in totale autonomia, persino rispetto agli Stati Uniti da cui dipende in misura determinante; appare quindi improbabile un cambio di rotta della diplomazia israeliana. Non a caso l’Egitto, pur invitato a cogliere l’opportunità, ha declinato l’adesione, non intenzione di farsi coinvolgere in un confronto diretto con Israele o con l’Iran.
Ciò nonostante, non si tratta di un’iniziativa priva di peso. La nascita di un’alleanza militare regionale rappresenta un passaggio di rilievo che potrebbe evolvere in uno strumento d’influenza decisivo per gli equilibri mediorientali, a patto di completare la propria strutturazione ed eventualmente ampliare la base dei Paesi membri. Il dato di fatto fondamentale resta la progressiva perdita di centralità degli Stati Uniti nella regione, unita alla volontà delle potenze locali di farsi carico in prima persona della propria architettura di sicurezza.