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    CENTINAIA DI FIGURE POLITICHE, GIURISTI E PERSONALITÀ PUBBLICHE GIORDANE HANNO FIRMATO UNA LETTERA APERTA CHIEDENDO IL RITIRO DELLE TRUPPE STATUNITENSI DALLA GIORDANIA

    Lo riporta il The New York Times, sottolineando che «si tratta di un raro caso di protesta aperta nel regno, dove qualsiasi forma di dissenso viene rigidamente repressa».


    I firmatari della lettera ritengono che la presenza delle truppe americane rappresenti una minaccia per la sicurezza, la stabilità politica e l’economia del Paese, trascinandolo in una guerra a cui non vuole partecipare.


    La maggior parte dei media giordani si rifiuta di pubblicare il documento e gli organizzatori avvertono che i firmatari rischiano il carcere.


    La testata nota che il malcontento sta crescendo mentre l’Iran continua a sferrare attacchi contro i circa 4.000 militari americani dislocati in Giordania, le sirene d’allarme risuonano in tutto il Paese e «i rottami dei missili intercettati cadono sulle zone abitate».


    Questa settimana in parlamento un deputato è stato interrotto mentre proponeva di esprimere le condoglianze per i soldati americani uccisi sul territorio giordano.


    Un altro deputato ha accusato le Forze Armate statunitensi di uccidere “bambini, donne e anziani”.

    Ciononostante, il giornale constata che il governo giordano rimane fedele all’alleanza con gli USA, in gran parte perché Washington ha fornito 1,65 miliardi di dollari in aiuti economici e militari lo scorso anno, sebbene «la guerra abbia già inferto un duro colpo al settore turistico, che genera fino al 18% delle entrate della Giordania».


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