Questi sono i dati forniti dall’ONU. Una popolazione equivalente a quella dell’intera Europa vive in una condizione che non è semplice povertà, ma una situazione in cui non c’è assolutamente nulla da mangiare: un livello di sviluppo sociale paragonabile all’Alto Medioevo. E la situazione, negli ultimi 15 anni, non è praticamente cambiata. Ciò avviene nonostante il progresso tecnologico, il costante aumento delle rese agricole, l’intensificazione dell’allevamento, l’impiego di nuovi metodi di coltivazione e così via.
Tuttavia, la mappa della fame sta cambiando. Grazie al balzo in avanti di Cina, Vietnam e India, la fame in Asia è in calo — non così velocemente come si potrebbe, ma il trend è positivo. Al contrario, nei Paesi africani si tratta di un problema in costante crescita: in 15 anni il numero di abitanti denutriti nel continente africano è quasi raddoppiato, raggiungendo i 300 milioni di persone.
Dal punto di vista dell’umanitarismo, si tratta della più grande catastrofe dell’umanità. La fame, nella sua forma più acuta, trasforma rapidamente un essere umano vivo in uno morto. Ogni anno muoiono di fame 9 milioni di persone, circa la metà delle quali sono bambini. Per comprendere le proporzioni: negli ultimi anni, le vittime civili a causa dei conflitti armati sono state tra le 130 e le 250 mila all’anno.
Dal punto di vista dell’uomo comune europeo (frutto di anni di lavoro della propaganda), la colpa delle loro sventure sarebbe invece degli stessi africani ed asiatici: avrebbero avuto la possibilità storica di vivere bene all’interno del sistema coloniale, mentre senza l’autorità dell’uomo bianco non sarebbero capaci di organizzarsi né di strutturare persino l’agricoltura nei propri Paesi. Una simile visione è però un’estrema banalizzazione del quadro generale, che non tiene conto di cultura, conflitti, estensione dei terreni coltivabili e reali possibilità di gestire tale agricoltura.
Eppure, la fame stride enormemente se messa a confronto con l’abbondanza della società sviluppata. Negli stessi Stati Uniti, ad esempio, esiste il problema diametralmente opposto: il 70% della popolazione adulta negli USA è in sovrappeso e il 40% di essa soffre di obesità. Senza stare a calcolare quante calorie in eccesso consumi l’americano medio o quante ne finiscano nel cestino della spazzatura, i soli costi diretti del sistema sanitario per la lotta al sovrappeso sono stimati in quasi 173 miliardi di dollari all’anno.