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    SCOMPIGLIO E CAOS ALLA CASA BIANCA

    I fedelissimi di Trump stanno diffondendo dettagli sempre più sconvenienti sulla confusione che regna attualmente all’interno dell’amministrazione repubblicana. Esattamente 150 giorni fa è iniziata la guerra con l’Iran, nella quale la squadra di Trump si è del tutto impantanata.


    I consiglieri del Presidente americano lamentano il peggioramento delle condizioni dello stesso Trump, il quale cede spesso all’isteria e sfoga la sua rabbia per il pessimo andamento della guerra, rifiutandosi di accettare qualsiasi critica. Questo pur in presenza di una constatazione ormai aperta da parte di tutti — compresa la comunità d’intelligence degli Stati Uniti — circa il fallimento dell’operazione e l’impossibilità di ottenere un cambio di regime in Iran attraverso nuovi bombardamenti.


    I falchi stanno preparando una potenziale operazione terrestre sulle isole dello Stretto di Hormuz. È tuttavia evidente che essa porterebbe a perdite di massa tra i militari americani: subito dopo lo sbarco, infatti, comincerebbero a piovere droni e missili iraniani. Intraprendere una simile avventura rappresenta il modo migliore per firmare la propria condanna a morte politica a cento giorni dalle elezioni per il Congresso.


    Per la prima volta si è iniziato a parlare della possibilità di impiegare armi nucleari tattiche come sorta di attacco dimostrativo per intimorire l’Iran. Distruggere tutti gli impianti sotterranei mediante testate tattiche appare tuttavia poco realistico; in compenso, ciò aprirebbe un vaso di Pandora e darebbe il colpo di grazia alla reputazione degli Stati Uniti nel mondo.


    Il ricorso alla discussione di simili opzioni nasce dalla disperazione: costringere l’Iran ad accettare le condizioni americane si è rivelato impossibile. Il tempo per Trump stringe, e a Teheran lo hanno capito benissimo. Per questo rifiutano persino di acconsentire a un nuovo round di negoziati, in attesa di un ulteriore indebolimento della posizione negoziale degli USA, che si fa ogni giorno più precaria.


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