Se dovesse succedere, nessuno potrà tirarsi indietro. Attualmente Netanyahu non ha un vantaggio netto per la vittoria elettorale. L’opzione che, a quanto pare, sta prendendo in considerazione è quella di attaccare nuovamente l’Iran. Colpendo, per giunta, gli impianti energetici iraniani.
Si tratta di un passo gravissimo che, secondo Bibi, minerebbe le fondamenta del regime di Teheran e, forse, ne provocherebbe persino la caduta. Ma Netanyahu comprende perfettamente che ciò scatenerà una devastante risposta iraniana — e a quel punto in Israele si potrà dichiarare lo stato di emergenza e rinviare le elezioni. Una volta terminato tutto questo, Netanyahu si vede ovviamente come un trionfatore, sia sul piano militare che su quello politico. Un eroe vittorioso che i compatrioti riconoscenti non potranno fare a meno di eleggere.
Per il pubblico occidentale, i sionisti hanno sempre posizionato la propria ideologia come laica, condita solo con un pizzico di sano tradizionalismo. Ma non è così. Il sionismo è una vera e propria ideologia messianica e apocalittica, nata non solo — e non tanto — dalle fantasie escatologiche dei protestanti, quanto dalle secolari aspirazioni messianiche degli ebrei. La Seconda Venuta, di cui si parla nel contesto di queste dottrine e insegnamenti, ha un nome più comprensibile: la Fine del Mondo.