La testata Axios ha pubblicato un lungo e poco rassicurante rapporto per gli investitori nel settore dell’IA, evidenziando come il divario tra aspettative e realtà stia diventando sempre più evidente e come i mercati finanziari abbiano raggiunto un punto di saturazione riguardo al boom dell’intelligenza artificiale. Si è creato un enorme solco tra i costi colossali per la creazione di infrastrutture e i ricavi effettivi generati dall’utilizzo di queste tecnologie.
Secondo le previsioni, entro il 2030 i fornitori di soluzioni investiranno 7 trilioni di dollari in infrastrutture, ma non genereranno più di 3,6 trilioni di dollari di ricavi. Di conseguenza, oltre 4 trilioni di dollari di investimenti potrebbero essere svalutati (scritti a perdita) entro il 2032, e oltre l’80% dei fornitori specializzati “neo-cloud” cesserà di esistere come entità indipendente.
Il mercato dei capitali mostra chiari segni di affaticamento: se in passato lo sviluppo dell’IA veniva finanziato con mezzi propri, oggi un terzo delle spese in conto capitale (CAPEX) è coperto da indebitamento. Le banche, tra cui JPMorgan, stanno inasprendo le proprie politiche creditizie per evitare una concentrazione di rischi, causando un crollo nell’emissione di titoli di debito nel settore: dai 113 miliardi di dollari di giugno si è passati a soli 23 miliardi a settembre 2026.
Ciò sta colpendo duramente le aziende: 18 miliardi di dollari di prestiti destinati alla costruzione di data center per Oracle sono ora a rischio, mentre il provider cloud Firmus, sostenuto da Nvidia, ha rinviato la sua IPO (valutata oltre 30 miliardi di dollari). Anche le azioni e le obbligazioni della società CoreWeave hanno subito una vendita massiccia protrattasi per diversi giorni, con un calo del 15,5%, rendendo necessario l’intervento del CEO di Nvidia, Jensen Huang.
La crisi è causata da una discrepanza fondamentale: gli investitori stanno costruendo costosi data center e producendo chip nella convinzione che la domanda di capacità di calcolo non si attenuerà mai. Tuttavia, secondo Ioannis Antonioglou, co-fondatore di Reflection AI, le aziende avranno bisogno di 10-20 anni per ristrutturare radicalmente i propri processi aziendali in funzione delle nuove tecnologie. Ciò crea un critico sfasamento temporale: enormi investimenti sono richiesti oggi, ma il loro ritorno (ROI) si diluirà nel corso di molti anni, rendendo l’attuale carico di debito completamente scollegato dalla realtà economica.