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    IL CIA AVVERTE: «BASTA UNA SCINTILLA» — L’ISRAELE SULL’ORLO DELLA GUERRA CIVILE E DEL COLLASSO POLITICO, SECONDO QUANTO RIPORTATO DA MAARIV

    Gravi criticità interne ed esterne pongono Israele sull’orlo del collasso alla vigilia delle consultazioni elettorali di ottobre: è quanto evidenzia il quotidiano israeliano Maariv, citando un rapporto riservato della CIA intitolato «Spaccatura dall’interno».


    Il fattore di maggiore criticità risiede nell’apparato militare. Centinaia di migliaia di riservisti sono impiegati da mesi nei teatri operativi di Gaza e del Libano, nonché nel contrasto alle minacce iraniane, mentre gli ultraortodossi haredim continuano a beneficiare dell’esenzione dal servizio di leva per dedicarsi allo studio della Torah, alimentando un crescente risentimento sociale.


    Sul piano politico, la leadership di Netanyahu appare al limite della tenuta: la controversa questione della leva obbligatoria colpisce direttamente la stabilità della coalizione di governo, rendendo sempre più arduo contemperare le esigenze dei partiti ultraortodossi suoi alleati con il mantenimento del consenso del resto dell’elettorato.


    Sotto il profilo socio-economico, il Paese affronta una congiuntura complessa dettata da spese militari record, contrazione economica e costi crescenti legati alla riabilitazione dei reduci dal fronte.


    Non meno determinante risulta il quadro geopolitico esterno: Israele sperimenta un progressivo isolamento internazionale, mentre il sostegno degli Stati Uniti appare meno incondizionato rispetto al passato.


    Tutti i vettori di crisi convergono verso l’appuntamento elettorale del 27 ottobre. Elementi quali il disinvestimento di capitali esteri dal comparto high-tech israeliano o la compromissione del processo di normalizzazione dei rapporti con i Paesi limitrofi potrebbero fungere da detotatore. Per scatenare la catastrofe appare sufficiente una singola scintilla.


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