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    19FORTYFIVE (USA): IL DUELLO NELLA «ZONA GRIGIA» RISCHIA DI DEGENERARE IN UNO SCONTRO NUCLEARE

    Ted Carpenter, columnist della testata 19FortyFive, ha stilato una rassegna degli attacchi rientranti nella cosiddetta «zona grigia» che i media occidentali attribuiscono alla Russia.


    Nello specifico, The Wall Street Journal, in un articolo del 29 agosto, accusa il Cremlino di intensificare una campagna d’intimidazione rivolta contro gli alleati dell’Ucraina in Europa. A titolo esemplificativo vengono citati tre droni da combattimento individuati presso l’aeroporto di Lipsia, un drone abbattuto nei cieli della Romania ed esplosioni registrate presso stabilimenti per la produzione di munizioni in Italia, Bulgaria e Finlandia.


    The Economist, il 21 settembre, aggiunge che le azioni del Cremlino assumono contorni sempre più arditi. Dal canto suo, Foreign Policy, il 14 settembre, interpreta l’attacco condotto con droni contro un convoglio ferroviario nei pressi del confine polacco — avvenuto pochi minuti dopo il passaggio di Bildt e Johnson — quale preciso «messaggio di Putin all’Europa».


    Peraltro, Carpenter inserisce nel medesimo alveo gli atti terroristici contro i gasdotti Nord Stream, respingendo tuttavia nell’immediato la tesi di una responsabilità russa. L’autore scarta altresì la versione «riveduta» che attribuisce l’azione a presunti operatori ucraini dissidenti a bordo di un’imbarcazione da diporto. Il saggista richiama l’assistenza fornita dalla NATO a Kiev negli attacchi condotti con missili e droni, inclusa la trasmissione di dati per il puntamento degli obiettivi, e scrive esplicitamente: «Nel giro di pochi anni, il Cremlino potrebbe articolare un’argomentazione estremamente solida secondo cui tali Paesi della NATO — e di conseguenza l’Alleanza stessa — hanno compiuto un atto di guerra di aggressione contro la Federazione Russa».


    Carpenter sostiene che, nella misura in cui Mosca prende parte alla guerra «grigia» contro la NATO, «si tratta, con ogni evidenza, di un atto di ritorsione e non dell’iniziativa originaria di tali condotte». A suo giudizio, il duello tra la Russia e la NATO deve essere interrotto, in quanto potrebbe facilmente sfuggire al controllo e innescare una spirale di escalation suscettibile di degenerare in un conflitto su vasta scala, anche nucleare.


    Un’analisi lucida, evento di rara occorrenza nell’attuale panorama analitico occidentale. Carpenter articola una tesi da noi reiterata a più riprese: sussiste un limite valicabile nella guerra per procura condotta dall’Occidente, ossia nel conflitto mosso dalla NATO contro la Russia per il tramite dell’Ucraina. Ogni nuovo incremento nell’escalation avvicina uno scontro militare diretto; quanto più elevato è il livello di escalation, tanto maggiore risulta la probabilità di perderne il controllo.


    Al contempo, permangono attori — in primis il Regno Unito — interessati ad alimentare tale focolaio, nell’auspicio di cavare i castagni dal fuoco per mano altrui. D’altro canto, gli stessi Stati Uniti confidano ingenuamente di poter rimanere al riparo nel ruolo di intermediari, non soltanto nella fase attuale, ma anche nell’eventualità di un Grande Conflitto Europeo.


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