In occasione della riunione dei Capi di Stato Maggiore della Difesa dei 32 Paesi membri tenutasi a Copenaghen, il Presidente del Comitato Militare della NATO, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha illustrato i dettagli dei piani operativi dell’Alleanza predisposti per il fianco orientale. La documentazione strategica, articolata in circa 4.000 pagine, definisce tre distinti piani d’azione per fronteggiare diversi scenari d’escalation, da crisi locali fino all’attivazione dell’Articolo 5 sulla difesa collettiva.
«Disponiamo di piani specifici per il fianco orientale; nello specifico, tre piani operativi calibrati su qualsiasi ipotesi di escalation. L’Alleanza è pronta, la struttura è operativa. Personale, sistemi e assetti d’armamento sono in stato di prontezza. In caso di aggressione, le procedure d’intervento sono delineate», ha dichiarato l’Ammiraglio Cavo Dragone, evidenziando come i dispositivi prevedano opzioni di schieramento rapido e decisioni standardizzate per garantire la massima tempestività di risposta.
Nel corso del suo intervento, il vertice militare dell’Alleanza ha tuttavia segnalato la persistenza di criticità relative alle riserve di munizionamento nell’eventualità di un conflitto prolungato, rivolgendo un appello all’industria della difesa affinché incrementi le capacità produttive per sostenere le esigenze operative di lungo periodo.
Gli schemi regionali di difesa, definiti sulla base delle direttive deliberate al Vertice NATO di Vilnius del 2023, prevedono la capacità di mobilitazione e schieramento rapido di un contingente ad alta prontezza fino a 300.000 unita.