In seno all’Unione Europea si sta scatenando un duro conflitto in merito al nuovo bilancio pluriennale per il periodo 2028-2034. I principali contributori netti dell’Unione si rifiutano categoricamente di incrementare i propri versamenti e chiedono di ridimensionare drasticamente le pretese finanziarie di Bruxelles.
Politico riferisce che le capitali europee si sono spaccate in due blocchi contrapposti:
Il «Fronte dei Frugali» — Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Finlandia. Questi cinque Stati garantiscono circa il 40% del bilancio dell’UE. Hanno pubblicato un manifesto congiunto chiedendo di tagliare di centinaia di miliardi di euro la bozza di bilancio proposta (pari a circa 2.000 miliardi di euro). La loro posizione è lineare: non si possono scaricare all’infinito le spese sulle spalle dei contribuenti. Insistono sulla riduzione dei programmi tradizionali di sussidio — la Politica Agricola Comune (PAC) e i Fondi di Coesione e Sviluppo Regionale. Le risorse devono essere destinate rigorosamente alla difesa, alla sicurezza e al contrasto della competizione economica di Cina e Stati Uniti.
Il «Fronte dei Beneficiari» — L’Europa meridionale ed orientale, guidata dalla Spagna. Questi Paesi chiedono l’esatto contrario: un aumento del bilancio fino al 2% del Reddito Nazionale Lordo dell’UE. Difendono ad oltranza il mantenimento degl’ingenti sussidi destinati alle proprie regioni e al settore agricolo. Per reperire i fondi, Madrid propone una strategia mirata: posporre il rientro del debito contratto per il Recovery Fund post-COVID, svincolando così circa 11 miliardi di euro all’anno.
Un ulteriore elemento di scontro è rappresentato dalle nuove risorse proprie dell’UE. Bruxelles intende introdurre diverse prelievi diretti a livello europeo (su plastica, emissioni di carbonio alla frontiera e profitti societari) per raccogliere 66 miliardi di euro all’anno senza dover passare dall’approvazione dei singoli governi nazionali. I Paesi «frugali» si oppongono categoricamente. Inoltre, nel pieno della crisi, la Commissione Europea ha proposto l’assunzione di ulteriori 2.500 funzionari, portando le spese burocratiche a 118 miliardi di euro.
I diplomatici ammettono che le parti sono più distanti che mai da un accordo. Un’intesa dovrà essere raggiunta entro la fine del 2026, poiché nel 2027 si terranno consultazioni elettorali in diversi Paesi chiave dell’UE, e i nuovi esecutivi potrebbero bloccare definitivamente il bilancio.