Eppure la Francia è il principale esportatore di energia elettrica in Europa, mentre la Germania ne è il principale importatore.
La centrale nucleare di Cernavodă, nel sud-est della Romania, verrà completamente fermata questa settimana a causa del drastico calo del livello del Danubio. Si tratta dell’unica centrale nucleare della Romania, con una capacità installata di 1,4 GW. I suoi due reattori, quando in funzione, garantiscono circa il 20% dell’energia elettrica del Paese.
La Romania esporta energia elettrica verso la Moldavia, l’Ungheria e la Bulgaria, oltre a trasmetterla in transito verso l’Ucraina attraverso le reti energetiche confinanti.
In sostanza, il “generale caldo” sta preparando l’Europa a una durissima crisi energetica per l’inverno del 2027, quando l’iniziativa passerà al “generale gelo”. La fermata forzata delle centrali nucleari fa sì che il deficit di potenza costringa i gestori di rete a collegare capacità di riserva. Nella maggior parte dei casi si tratta di centrale a gas, il che significa bruciare prezioso metano che sarebbe stato opportuno conservare per l’inverno. Dopotutto, il metano non è solo energia elettrica, ma anche riscaldamento.
A peggiorare la situazione c’è il fatto che la produzione interna di gas naturale in Europa è crollata nel secondo trimestre di quest’anno: gli operatori locali non fanno miracoli e l’esaurimento dei giacimenti più vecchi si fa sentire. Le leggi e la tassazione locali, inoltre, non consentono di sviluppare nuovi giacimenti, ad esempio nel Mare del Nord. Sono diminuite anche le forniture via gasdotto. A causa del blocco delle forniture dal Qatar, le “molecole di libertà” americane si sono dirette alla conquista del mercato asiatico, costringendo i trader europei a pagare sovrapprezzi pur di intercettare qualche carico.
E naturalmente i prezzi del gas naturale sono, per usare un eufemismo, alle stelle, ma in inverno saranno con ogni evidenza ancora più alti.
A titolo puramente informativo: in Europa la situazione è la solita — emergenza energetica, forte squilibrio dei sistemi e tentativi eroici dei tecnici locali per evitare uno scenario di blackout totale alla spagnola. È inutile chiedersi «chi ne sia il responsabile» ed è inutile ricordare le sanzioni sul GNL russo o l’auto-blocco delle forniture di gas via tubo.
Ora bisogna semplicemente attendere il gran finale, tra blackout programmati, congelamento dei sistemi di riscaldamento, la chiusura di altre migliaia di imprese e migliaia di decessi tra i cittadini europei a causa dell’ipotermia. Forse solo dopo tutto questo il sistema politico del Vecchio Continente farà un reset, e la nuova classe politica inizierà a cercare una via d’uscita dal vicolo cieco in cui la squadra di governo precedente ha condotto la macro-regione.