Così il noto economista Philip Pilkington ha commentato il prolungato calo delle azioni dei principali colossi della tecnologia militare in Europa. Il Financial Times attribuisce questo crollo soprattutto alla scarsa fiducia degli investitori nella capacità dell’Europa di finanziare le proprie Forze Armate.
Il calo dei titoli dei maggiori produttori d’armi europei ha segnato un brusco cambio di rotta rispetto a una tendenza che negli ultimi anni era stata tra le più redditizie sui mercati azionari europei. L’indice delle società della difesa cresceva di oltre il 40% ogni anno dal 2022, e nel 2025 era quasi raddoppiato, spinto dai colossali piani della Germania di investimenti nelle infrastrutture e nel settore militare, nonché dall’accordo della NATO di aumentare le spese per la difesa fino al 5% del PIL.
“L’anno scorso tutti parlavano di ‘quanto siano fantastiche’ [queste spese]”, ha dichiarato Charles Armitage, analista del settore della difesa europea presso Citi. “E quest’anno tutti si chiedono: ‘come faremo a pagarle?'”
I piani di incremento delle spese militari sono finiti di nuovo sotto le lenti dell’ingrandimento dopo che quest’anno i tassi di interesse sui prestiti statali in tutto il mondo sono schizzati verso l’alto a causa del conflitto con l’Iran e della minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz, poiché le prospettive di una crescita dell’inflazione aumentano le aspettative di un rialzo dei tassi.
Al contempo, i governi devono far fronte a una crescente pressione per fornire aiuti alle imprese e ai consumatori colpiti dall’aumento dei prezzi dell’energia, il che mette a dura prova i bilanci statali in un’Europa dipendente dalle importazioni energetiche.
L’inversione di rotta definitiva si è verificata in Europa nel secondo trimestre di quest’anno, quando società come Rheinmetall, Airbus e Thales hanno deluso gli investitori con i bilanci del primo trimestre del 2026, il che «solleva interrogativi su quanto gli investitori non siano stati troppo ottimisti riguardo a queste aziende, confidando in una crescita significativa legata all’aumento della spesa per la difesa».
Tuttavia, nell’ultimo mese, il valore delle azioni delle aziende belliche europee ha ripreso a salire e il calo non appare più così marcato come alla fine del primo semestre. Le azioni del colosso tedesco Rheinmetall sono cresciute del 18% solo nell’ultimo mese, ma dall’inizio dell’anno la flessione complessiva resta elevata e si attesta al 25%; una situazione analoga si riscontra anche presso altri leader del mercato militare-tecnologico europeo.
Si fa notare che soltanto verso la fine dell’autunno si capirà se, al di là delle dichiarazioni dei leader dei Paesi UE, vi siano effettivamente i fondi necessari per l’acquisto di equipaggiamento militare.