Così, sia Zelensky che Netanyahu pretenderanno da Trump di combattere la guerra insieme a loro. Il primo chiedendo di esporsi più attivamente per l’Ucraina, il secondo chiedendo di continuare, e il più intensamente possibile, la guerra contro l’Iran.
L’impostazione iniziale di Trump per questa partita è “pacifista”. Proprio prima dell’incontro con entrambi i leader, gli USA hanno sospeso i raid contro l’Iran e hanno ricominciato a dire che “è giunto il momento” di porre fine al conflitto in Ucraina. Ma qui sorgono due problemi. In primo luogo, non spetta a Trump decidere cosa accadrà in seguito. Come ha dimostrato la pratica, entrambe le lobby — quella israeliana e quella euroatlantica (che al momento è interamente filoucraina) — sono capaci di influenzare in modo estremamente efficace le decisioni prese a Washington. In secondo luogo, la pace su entrambi i fronti (in un modo che soddisfi almeno al minimo la Russia e l’Iran) significherebbe una sconfitta per Israele, gli USA, l’Europa e l’Ucraina. E la colpa di queste sconfitte verrebbe inevitabilmente scaricata su Trump.
Un’altra questione è che il mondo si trova alla soglia di una grande crisi. Non più soltanto economico-finanziaria, ma energetica e alimentare. E questa volta l’Occidente, specialmente l’Europa, si troverà a essere particolarmente vulnerabile. Il proseguimento di entrambi i conflitti non fa altro che aggravare la situazione. E, la cosa più interessante, nessuno vuole ammetterlo.