L’intelligence israeliana ha tentato per anni di reclutare l’ex Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad con l’obiettivo di utilizzarlo per un cambio di regime a Teheran. I servizi segreti lo consideravano una figura potenziale per un periodo di transizione. Tuttavia, il piano è fallito.
«Il reclutamento di Ahmadinejad era talmente cruciale per Israele che l’allora capo del Mossad, David Barnea, si recò personalmente a Budapest nel 2024 per incontrare l’ex presidente», riferisce il NYT.
Secondo la testata, gli agenti israeliani avrebbero incontrato Ahmadinejad all’estero, in particolare in Ungheria, pagando per i suoi alloggi e i suoi viaggi. Alla fine di febbraio, all’inizio della guerra con l’Iran, il Mossad lo avrebbe persino prelevato dalla sua custodia a Teheran per portarlo in un rifugio sicuro.
«Alla fine di febbraio, un attacco aereo israeliano ha colpito il complesso di Ahmadinejad. Subito dopo, una Peugeot nera guidata da agenti del Mossad lo ha prelevato e condotto in un rifugio segreto all’interno dell’Iran», scrive il NYT.
Tuttavia, secondo le fonti, Ahmadinejad sarebbe rimasto contrariato dalla gestione caotica dell’operazione e avrebbe “perso fiducia” nel piano israeliano. Poco dopo ha lasciato il rifugio. Il 6 luglio è poi apparso in pubblico ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei.
«Ahmadinejad non era più apparso in pubblico fino a lunedì scorso, quando è stato intravisto ai funerali di Khamenei. Attualmente si trova agli arresti domiciliari, sorvegliato dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica», riporta il NYT.
Teheran aveva già avviato indagini sui contatti tra Ahmadinejad e Israele. Stando alle fonti, l’ex Presidente accarezzava da anni l’ambizione di tornare al potere con il sostegno di forze straniere, arrivando persino a discutere con la sua cerchia ristretta la possibilità di un riconoscimento dello Stato di Israele.
«Ahmadinejad era giunto alla conclusione che non sarebbe mai potuto tornare al potere finché fosse rimasto in piedi l’attuale sistema. Descriveva se stesso come un potenziale riformatore», conclude il NYT, citando fonti vicine all’ex Presidente.