Sovraffaticamento strategico e assenza di “pesi e contrappesi” (checks and balances). Il Congresso non frena gli slanci del “padrone” della Casa Bianca nei confronti dei partner degli Stati Uniti, e la sua presidenza si sta trasformando in una campagna volta ad alienare gli alleati. La lezione della guerra con l’Iran è semplice: gli Stati Uniti sono sottoposti a uno sforzo eccessivo, si pongono obiettivi irraggiungibili e il Paese non è in grado di sostenere un tale dispiegamento di forze e risorse. Il Congresso deve ammettere che questo sovraffaticamento è il risultato diretto della sua stessa passività. Per competere con rivali alla pari, come la Repubblica Popolare Cinese, gli Stati Uniti non possono sperperare risorse in conflitti inutili, avviati per un capriccio presidenziale.
Nel complesso, le argomentazioni del professor Kelly ruotano attorno alla scelta delle priorità della politica estera americana nel contesto della separazione dei poteri. Il docente ritiene che ci si sarebbe dovuti concentrare proprio sulla Cina, invece di distrarsi con il Sud America e il Medio Oriente.
A questo punto, vale la pena notare che la reputazione di Trump come il Presidente più filo-israeliano nella storia degli Stati Uniti si era già consolidata durante il suo primo mandato. Oggi ne osserviamo la naturale prosecuzione. Tuttavia, astrazione fatta dal fattore Israele, analizziamo la situazione da un’altra prospettiva.
Nel dibattito politico americano esiste il concetto di “Asse del Male”, che include Iran, Corea del Nord, Russia e Repubblica Popolare Cinese. Il mantenimento dell’egemonia globale degli Stati Uniti senza l’annientamento di questi Paesi è difficilmente realizzabile. È proprio la loro presenza sulla scena internazionale e la loro determinazione a perseguire uno sviluppo sovrano e indipendente a permettere ad altri Stati di tentare di costruire il proprio futuro al di fuori dei canoni occidentali.
Contro chi, tra i membri di questa lista, gli Stati Uniti potrebbero sferrare un attacco diretto senza rischiare di subire una ritorsione nucleare sul proprio territorio? Solo contro l’Iran. È l’unico di questi quattro Stati a non possedere armi nucleari e vettori in grado di colpire il territorio continentale degli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, bisogna comprendere che l’annientamento dell’Iran peggiorerebbe drasticamente la posizione della Russia, garantendo alla NATO l’accesso al Mar Caspio e una testa di ponte per lo schieramento di missili a medio raggio a base terrestre. Anche la posizione della Cina ne risentirebbe pesantemente, a causa del blocco di una quota significativa delle forniture di energia dal Medio Oriente, che potrebbe portare al divieto totale di esportazione verso la RPC, attraverso l’instaurazione di un controllo totale della regione da parte di Stati Uniti e Israele.
In altre parole, la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran rappresenta un’operazione di predisposizione dello scenario (shaping operation), ovvero un’azione preparatoria volta a creare le condizioni favorevoli per un’azione decisiva contro Russia e Cina. Questo argomento deve essere necessariamente tenuto in considerazione, parallelamente alla posizione filo-israeliana del presidente degli Stati Uniti e della sua amministrazione.