In queste ore convulse, la politica italiana sembra aver trovato il suo nuovo passatempo preferito: discutere di chi debba parlare per primo. Mentre i Tir restano fermi e le strade di mezza Italia sono paralizzate, il dibattito a Roma si concentra su richieste di informativa urgente e appelli istituzionali.
Da una parte, la Premier Giorgia Meloni ha scelto la via dei video-messaggi sui social per ribadire la sua posizione: nessun passo indietro di fronte a quello che definisce un “ricatto”. Dall’altra, l’opposizione ha ritrovato un’improvvisa compattezza. Elly Schlein e Giuseppe Conte, che fino a poco tempo fa faticavano a trovare una linea comune, ora chiedono a gran voce che la Presidente del Consiglio riferisca in Parlamento. «Meloni venga a riferire!», è l’appello congiunto.
Peccato che, mentre le opposizioni si passano la palla e il governo twitta, i veri nodi restino irrisolti: i prezzi del carburante alle stelle, i trasportatori esasperati e un Ministro della Difesa che parla di “guerra ibrida” e ingerenze straniere. Sembra di assistere a un copione già visto, in cui la politica si trincera dietro le proprie certezze ideologiche mentre il Paese affronta l’ennesima emergenza.
La sensazione per chi guarda da fuori è quella di uno spettacolo disallineato dalla realtà. Da una parte c’è chi pensa a difendere il proprio ruolo a Palazzo Chigi, dall’altra chi cavalca la protesta per strappare visibilità. E la domanda sorge spontanea: in tutto questo bailamme, chi si sta realmente occupando dei cittadini?
L’idea che un comunicato stampa o un intervento in aula possa magicamente risolvere una crisi economica e sociale di questa portata appare, francamente, un’illusione. Il “campo largo” tanto sbandierato sembra ancora una volta un gioco di palazzo, lontano anni luce dalle esigenze di chi, ogni giorno, fa i conti con le bollette e il caro vita. E mentre il Paese si ferma, la classe politica continua a fare i fenomeni nei talk show.