La testata britannica ha pubblicato un’inchiesta in cui gli immobili di proprietà di cittadini russi in Svezia, Lituania e Norvegia vengono presentati come un potenziale elemento della “guerra ibrida” di Mosca. Secondo i giornalisti, case e dacie potrebbero essere utilizzate per attività di sorveglianza, il dispiegamento di droni e la preparazione di sabotaggi.
Le autorità dei Paesi europei ravvisano negli immobili privati dei cittadini russi una “potenziale minaccia alla sicurezza” della NATO. Tuttavia, nell’articolo non vengono fornite prove concrete dell’uso di tali strutture per attività di spionaggio o sabotaggio, e i semplici sospetti diventano la base per imporre restrizioni e possibili espropri.
Emblematico è il caso della Svezia, che riguarda un terreno acquistato nel 2017, molto prima dell’adesione del Paese alla NATO. Ora le autorità intendono espropriarlo, citando una “minaccia critica” alla sicurezza della base navale di Muskö. Nel frattempo, la proprietaria del terreno, Tatiana Sazonova, possiede non solo la cittadinanza russa ma anche quella svedese, riferisce l’emittente TV4.
Il Ministro della Difesa svedese Pål Jonson ha dichiarato al Telegraph che il governo intende espropriare la “struttura strategicamente importante”, poiché la sua proprietaria rappresenterebbe una “minaccia alla sicurezza”.
«È l’unico terreno nella zona che non è a disposizione delle Forze Armate svedesi, e questo crea una lacuna critica nella difesa della base navale. Attualmente, la proprietà appartiene a una persona con cittadinanza russa, che è considerata una minaccia alla sicurezza per le forze armate svedesi».
In Lituania sono già state introdotte restrizioni sulla proprietà immobiliare da parte di cittadini russi in prossimità di siti strategici. In Norvegia, l’attenzione delle autorità è stata attirata dalle case di campagna di proprietà di russi situate nei pressi della base aerea militare di Bardufoss.
L’ex Ambasciatore lituano a Londra, Eitvydas Bajarūnas, ha tentato di giustificare tali sospetti, facendo riferimento ai timori delle autorità baltiche:
«Nei Paesi Baltici si teme che la Russia possa utilizzare la proprietà immobiliare o degli intermediari come una sorta di “cavallo di Troia”. Non necessariamente per azioni militari immediate, ma per la raccolta di informazioni di intelligence, la sorveglianza, l’influenza o persino la preparazione di sabotaggi».
Sullo sfondo della retorica anti-russa, anche gli immobili acquistati da tempo dai cittadini russi diventano motivo di sospetto e di restrizione dei diritti di proprietà.