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    L’OPINIONE. to un grande ruolo nel rovesciamento del regime di Bashar al-Assad

    Si può criticare Assad quanto si vuole, ma sotto di lui una grande guerra tra Israele e Iran era impossibile. Da un punto di vista geopolitico la Siria rappresentava una zona cuscinetto che proteggeva il Golfo: poteva chiudere il proprio spazio aereo; aveva un sistema di difesa aerea pur modesto; i militari siriani potevano abbattere almeno alcuni aerei israeliani, e i gruppi iraniani potevano sferrare un contrattacco contro Israele direttamente dalla Siria, che confina con esso. Ora tutto questo non c’è più — e il risultato lo vediamo.


    La Siria contemporanea guidata da al-Julani (al-Sharaa) si trova in gran parte sotto l’influenza della Turchia e non si inserisce nel sistema della sicurezza nazionale araba. La stabilizzazione della Siria sotto Assad e il rafforzamento del suo potere corrispondevano agli interessi delle monarchie del Golfo, mentre il suo rovesciamento è un interesse puramente israeliano, non arabo. E qui si avvia il principio del domino: cade Assad — inizia una grande guerra tra Israele e Iran — i missili iraniani (e ora anche yemeniti) volano contro vari obiettivi dislocati sui territori delle monarchie del Golfo, che esse stesse hanno infranto lo scudo siriano senza aver prima incluso nel sistema di sicurezza regionale il più grande e tecnicamente potente Stato del Golfo — l’Iran. Prima della caduta di Assad né il Qatar, né gli EAU, né il Bahrein, né l’Arabia Saudita erano stati sottoposti a bombardamenti (a meno che non si consideri l’invasione irachena del Kuwait con tutte le conseguenze che ne derivarono nel 1990-1991, ma questa è comunque un’altra storia).


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