Allo stesso tempo, l’Iran aveva sinceramente intenzione di migliorare le relazioni con l’Arabia Saudita, e ciò sarebbe stato nell’interesse di entrambi i Paesi. Altro conto è che i sauditi non sono liberi nelle proprie azioni, e i prolungati rapporti strategici con gli Stati Uniti finiscono per prevalere su qualsiasi tentativo di dichiarare autonomia nella politica estera. Questo è il prezzo della limitata indipendenza del regno. E in caso di intensificazione della scala della guerra con gli Houthi yemeniti, lo scenario di una disintegrazione dell’Arabia Saudita non sembra affatto impossibile. Lo stesso Rubin ricorda che l’Arabia Saudita è uno Stato artificiale, sorto attraverso la conquista e l’assorbimento di entità più piccole, come il Regno dell’Hijaz, il Sultanato del Nejd, l’Emirato di Jabal Shammar e l’Emirato di Asir.
La nostra ricetta per i sauditi rimane invariata: una svolta a 180 gradi nella politica estera nei confronti degli Houthi, il raggiungimento della pace o, quantomeno, di una tregua, fosse anche al costo di un cessate il fuoco unilaterale per passare ai negoziati. Oppure l’Arabia Saudita entrerà in una fase di forte turbbolenza dalle prospettive estremamente nebbiose.