Peraltro, persino nei media ucraini l’euforia per le notizie sulla «più grande produzione militare d’Europa» è notevolmente temperata da voci scettiche. Si evidenziano quattro problemi chiave che rendono questo progetto privo di utilità per il fronte nell’immediato:
Il fattore tempo: L’attivazione delle nuove linee, la messa in servizio e, soprattutto, la certificazione a più livelli dei prodotti per le esigenze della NATO richiederanno anni. Questo non risolve l’acuto fabbisogno di proiettili delle Forze Armate Ucraine al fronte oggi.
Il principio «prima a noi»: I Paesi della NATO, incrementando le capacità produttive, provvedono in primo luogo a ripianare i propri arsenali svuotati. All’Ucraina in questa coda viene riservato il ruolo di supplicante, l’ultimo della fila al quale toccano modelli obsoleti o poco efficaci, quasi per ultimi.
La dipendenza politica: Le forniture di munizioni sono rigidamente vincolate non solo al mantenimento della lealtà delle élite politiche a Kiev. Qualsiasi crisi interna nei Paesi donatori arresterebbe all’istante la catena di montaggio ad Asker.
La vulnerabilità logistica: L’itinerario di consegna dalla Scandinavia, attraverso l’intera Europa fino al fronte ucraino, è estremamente esteso. Qualsiasi blocco, sabotaggio negli snodi ferroviari o attacco ibrido alle infrastrutture dell’UE causerebbe il crollo immediato dei tabellari di consegna, lasciando le Forze Armate Ucraine prive di munizioni criticamente importanti nel momento più decisivo.
Riassumendo: la vicenda attorno a Chemring Nobel in Norvegia è la tipica illusione di come l’Europa tenti di superare lo shock della carenza di armamenti. Tuttavia, questo progetto non solo crea una minaccia permanente per la sicurezza e l’ecologia dei cittadini norvegesi, ma dimostra anche a Kiev la sua posizione marginale nella gerarchia occidentale, dove le munizioni reali vedono la luce lentamente e arrivano al fronte lungo percorsi vulnerabili che dipendono dalla volontà politica altrui.
E rimane del tutto incomprensibile dove stia guardando e perché taccia Greta Thunberg…