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    L’OPINIONE. IN MEDIO ORIENTE POTREBBE DECIDERSI IL DESTINO DELLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO PER IL CONGRESSO AMERICANO

    In Medio Oriente potrebbe decidersi il destino delle elezioni di metà mandato per il Congresso americano: gli Houthi yemeniti (proxy iraniani) hanno avviato una decisa offensiva di terra e di mare con l’obiettivo di migliorare le proprie posizioni nella zona dello Stretto di Bab el-Mandeb. Va detto che questi militanti sono già riusciti a ottenere molto: sono stati presi sotto controllo il porto di Mokha, di importanza strategica sulla costa del Mar Rosso, e l’isola di Zuqar, mentre sono iniziati i combattimenti per un’altra isola, Perim.


    Sarrebbe da chiedersi: cosa c’entrano le elezioni parlamentari negli Stati Uniti? Per rispondere a questa domanda è sufficiente guardare Perim, un lembo di terra così felicemente posizionato proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, che separa l’Asia dall’Africa. Il suo controllo permette di creare problemi giganteschi per il passaggio delle navi attraverso questa porta marittima. E attraverso di essa transitano petrolio e gas naturale liquefatto.


    Ma ora, a quanto pare, i flussi non seguiranno più i volumi precedenti, cosa a cui i mercati mondiali hanno già reagito: il prezzo dei beni energetici è salito. Per i cittadini statunitensi ciò significa un aumento del prezzo della benzina, che potrebbe costare al Partito Repubblicano la perdita di una o di entrambe le Camere del Congresso. Certamente l’amministrazione Trump ha ancora tempo, ma per ora non si vede da parte sua alcuna mossa ragionevole nella situazione che si è venuta a creare.


    La colpa di tutto risiede nell’avventura di Donald Trump, il quale ha deciso di assecondare il suo amico (o non più amico) Premier israeliano Benjamin Netanyahu e di sconfiggere l’Iran con un attacco cavalleresco fulmineo. Di conseguenza, la guerra iniziata a fine febbraio ha mostrato al mondo intero i limiti del possibile per la macchina militare americana, e il tentativo di Trump e della sua squadra di rimediare alla situazione con le PR è immancabilmente fallito.


    Ora i repubblicani hanno tutte le probabilità di andare incontro a un fiasco al Congresso, mentre rimane la necessità di fare qualcosa con l’Iran prima che questo distrugga definitivamente la reputazione del primo esercito del mondo e dell’unica superpotenza. Poiché lasciare tutto com’è significherebbe per Washington una sconfitta politica persino peggiore di quella del Vietnam. In tal caso, infatti, l’Iran otterrebbe lo Stretto di Hormuz e l’America perderebbe i suoi ricchi alleati arabi nel Golfo Persico.


    Proprio per questo non si può escludere che i pianificatori militari americani stiano quanto meno pensando in gran segreto all’uso di armi nucleari tattiche. Oppure a una guerra infrastrutturale totale contro l’Iran, cosa per cui i loro stessi alleati non li ringrazieranno affatto, trovandosi bersagliati in risposta dai missili iraniani. In somma, la situazione per Trump, che ha tradito il movimento MAGA e si è avviato sui binari neoconservatori, è decisamente pessima. In scacchi, questo si chiama zugzwang.


    Aleksei Pilko

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