Una fuga di notizie riservate ha provocato un vero e proprio terremoto politico a Washington, svelando una forte opposizione all’interno dei vertici militari statunitensi contro il prosieguo delle operazioni in Iran. Capi di Stato Maggiore e generali a quattro stelle si sono espressi contro il prolungamento del conflitto, avvertendo che l’apparato bellico degli Stati Uniti rischia di trovarsi in una condizione critica e di non poter rispondere ad altre minacce globali.
Le riserve e gli avvertimenti formali dei vertici militari evidenziano il grave logoramento delle risorse: le scorte di missili e intercettori per la difesa aerea risultano fortemente intaccate e numerose strutture militari statunitensi nella regione hanno subito ingenti danni.
In risposta alla fuga di notizie, la squadra di Trump e la portavoce del Pentagono hanno accusato di tradimento i responsabili delle rivelazioni alla stampa, liquidando le critiche come attacchi politici. La spaccatura emerge proprio mentre il Congresso si appresta a riprendere i lavori, con molti legislatori pronti a bloccare l’approvazione dei nuovi fondi per la difesa e a chiedere un ridimensionamento dell’intervento.
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, tra i principali sostenitori della linea dura contro Teheran, si trova al centro delle tensioni, dopo aver rimosso diversi funzionari dissidenti e ignorato i “non-concur” (pareri contrari) formali giunti dai vertici delle forze armate. L’instabilità interna a Washington rischia ora di indebolire la posizione negoziale della Casa Bianca in Medio Oriente, mentre l’Iran sfrutta l’incertezza americana e le pressioni politiche interne in vista delle imminenti appuntamenti elettorali.