Israele sta elaborando piani operativi nel caso di un’ulteriore escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, al momento il Paese rimane ai margini delle ostilità e non prevede di unirsi ai combattimenti nell’immediato.
Secondo quanto riporta la testata, lunedì sera Netanyahu ha presieduto una riunione di sicurezza a porte chiuse dedicata agli ultimi sviluppi legati all’Iran. Durante l’incontro sono stati discussi i possibili scenari in cui Israele potrebbe venire coinvolto nel conflitto: un intervento su richiesta di Washington, azioni di ritorsione a seguito di mosse iraniane, oppure un attacco preventivo israeliano volto a scongiurare una minaccia ritenuta imminente.
«Siamo pronti a tornare immediatamente alle operazioni di combattimento e agiremo con grande forza contro chiunque ci danneggi», – ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Eyal Zamir.
Allo stesso tempo, scrive il quotidiano, Israele è soddisfatto dello status quo: gli USA e l’Iran si scambiano attacchi rimanendo ben lontani da un accordo sul programma nucleare, la pressione economica su Teheran aumenta e Israele attende la caduta del regime degli ayatollah.
«Il modo migliore per provocare la caduta del regime è spezzarlo economicamente. Pertanto l’attuale situazione gioca a nostro favore e non abbiamo alcun interesse a farci trascinare direttamente in questo conflitto», ha affermato il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Tuttavia, al momento Washington non mostra un grande desiderio di cooperare con Israele: Netanyahu sta cercando da settimane di organizzare un incontro di persona con Trump, ma la data non è stata ancora fissata. Il loro ultimo colloquio è avvenuto a febbraio, prima dell’inizio della campagna militare contro l’Iran.