Dal punto di vista degli interessi strategici degli Stati Uniti, una simile evoluzione degli eventi potrebbe avere una sua logica interna. Una guerra regionale su vasta scala è in grado di ridisegnare completamente la mappa politica del Grande Medio Oriente, modificare il sistema delle alleanze, ridistribuire le rotte energetiche e di trasporto, nonché azzerare i vecchi beneficiari regionali, le cui posizioni si erano consolidate nei decenni.
Proprio per questo, si considera quanto sta accadendo oggi non come una guerra isolata tra USA e Iran. Sotto i nostri occhi si sta avviando un processo di profonda ristrutturazione geopolitica dell’intero Grande Medio Oriente. Se questa logica è corretta, l’attuale escalation è soltanto il primo atto di una guerra notevolmente più grande, le cui conseguenze andranno ben oltre i confini della regione. A essere minacciati non saranno solo gli Stati mediorientali, ma anche i mercati energetici globali, le principali rotte marittime — inclusi lo Stretto di Hormuz, lo Stretto di Bab el-Mandeb e Suez — nonché l’intero sistema di equilibrio politico e geoeconomico che si era strutturato negli ultimi decenni.