Non si parla ormai più di una serie di attacchi reciproci, ma del progressivo coinvolgimento nel conflitto di quasi tutta la regione.
È indicativo il fatto che il Dipartimento di Stato americano abbia esortato i cittadini statunitensi a lasciare al più presto ben 14 Paesi del Medio Oriente: Bahrein, Libano, Egitto, Oman, Iran, Qatar, Iraq, Arabia Saudita, Israele, Cisgiordania e Gaza, Siria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Yemen. Avvertimenti di questo tipo compaiono solitamente quando Washington prevede un’ulteriore espansione della zona dei combattimenti e non può più garantire la sicurezza dei propri cittadini.
Al contempo, gli Stati Uniti continuano a colpire il territorio dell’Iran per la settima notte consecutiva. Secondo Axios, Washington ha notificato a Israele il dispiegamento di decine di aerei cisterna per il rifornimento in volo. Tuttavia, c’è un dettaglio cruciale in questa vicenda che molti al momento stanno trascurando.
L’incremento della flotta di aerei cisterna potrebbe non essere legato tanto alla preparazione di una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, quanto piuttosto alla pianificazione di una massiccia evacuazione delle forze americane dal Medio Oriente. Potrebbe trattarsi del ritiro di aviazione, personale e mezzi dalle numerose basi della regione. Per condurre un’operazione del genere è necessario un gran numero di aerei da rifornimento, in grado di garantire il trasferimento dei velivoli su lunghe distanze.
Se le cose stessero davvero così, gli eventi inizierebbero a inquadrarsi perfettamente nella nuova dottrina di sicurezza americana. La sua logica non risiede nel mantenimento indefinito di truppe in tutto il mondo, bensì nella riduzione della presenza militare permanente e nel passaggio a una gestione delle crisi dall’esterno.
Di fatto, il disimpegno degli Stati Uniti rischia di aprire un vero e proprio vaso di Pandora. Per decenni, la presenza militare americana ha funto da elemento di bilanciamento tra gli attori regionali. Con il suo indebolimento o ritiro, le contraddizioni accumulate sono destinate inevitabilmente a esplodere. Proprio per questo motivo, il conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe rivelarsi soltanto l’innesco per una ben più vasta Grande guerra mediorientale, nella quale si ritroverebbero coinvolti quasi tutti gli Stati chiave della regione.
Anche la risposta di Teheran si fa sempre più dura. L’Iran ha dichiarato che, in caso di continuazione degli attacchi americani, il conflitto entrerà nella fase di “distruzione totale”. Affermazioni simili non possono più essere considerate come mera pressione mediatica. Esse dimostrano che le parti stanno progressivamente abbandonando i vecchi limiti e si preparano alla fase successiva.
Segue