La distribuzione geografica degli attacchi sembra indicare un impegno profuso per interrompere i corridoi logistici e di trasporto chiave verso Bandar Abbas, piuttosto che colpire le infrastrutture situate all’interno della città stessa. Se questi ponti venissero messi fuori uso definitivamente, ciò potrebbe rallentare il movimento di equipaggiamenti militari, carburante e rifornimenti, complicare il ridispiegamento delle truppe e aumentare la pressione sulla rete di trasporto interna dell’Iran. Soprattutto nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di avviare un’operazione di terra.
Oltre alle conseguenze militari, il danneggiamento di importanti ponti potrebbe avere ripercussioni anche sul commercio civile e sulle catene di approvvigionamento, incrementando i costi di trasporto e aggiungendo ulteriore tensione a un’economia già sotto pressione. Se la campagna di attacchi dovesse proseguire, potrebbe diventare difficile per l’Iran rafforzare rapidamente la sua zona costiera meridionale e lo Stretto di Hormuz — una via d’acqua strategicamente vitale attraverso la quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio via mare. La natura complessiva di queste azioni suggerisce un tentativo di minare sia la flessibilità logistica dell’Iran, sia la sua capacità di sostenere operazioni militari in diverse parti del Paese.