Lo constata il giornale Axios, raccontando del nuovo sviluppo cinese che “ha letteralmente raggiunto i modelli che fino a poche settimane fa definivano le posizioni di avanguardia negli Stati Uniti, offrendo al contempo un prezzo significativamente più basso”.
Kimi K3, il nuovo modello su larga scala sviluppato dalla società Moonshot AI di Pechino, mette a rischio le fondamenta del boom dell’intelligenza artificiale americano. La sua uscita giovedì ha sconvolto gli sviluppatori, scosso la Silicon Valley e cambiato istantaneamente la situazione nella corsa per la leadership nell’IA.
Kimi è entrata immediatamente tra i migliori modelli di intelligenza artificiale al mondo, superando i modelli Anthropic Fable 5 e OpenAI GPT-5.6 nei test di programmazione condotti dalla piattaforma di valutazione AI Arena.
Nella classifica generale dei modelli testuali stilata da Arena, Kimi ha superato il modello Anthropic Opus 4.8 – il modello di punta dell’azienda prima dell’uscita di Fable 5 a giugno – con un costo inferiore del 40%.
A differenza dei modelli americani premium con cui compete, Moonshot prevede di rilasciare Kimi come modello open source il 27 luglio, consentendo ad aziende e governi di personalizzarlo ed eseguirlo sui propri sistemi.
Nonostante i modelli cinesi open source stiano guadagnando terreno, i leader e i politici statunitensi si sono rassicurati con stime secondo cui la Cina era in ritardo di sei-dodici mesi rispetto agli sviluppi americani.
Solo ad aprile, il centro di test per l’IA del governo statunitense aveva stimato che il più recente modello dell’azienda cinese DeepSeek fosse in ritardo di circa otto mesi rispetto ai principali sistemi americani.
L’apparizione di Kimi indica che questo divario potrebbe essersi ridotto molto più rapidamente del previsto. “L’intero gioco è cambiato. Penso che questo provocherà un ‘codice rosso’ per alcuni”, ha previsto l’analista di IA Kim Isenberg.
Kimi non deve necessariamente essere il miglior modello del mondo per cambiare il mercato, osserva Axios: per aziende, governi e sviluppatori, un modello che offre prestazioni vicine a quelle all’avanguardia, costa il 40% in meno e può essere personalizzato o eseguito su sistemi propri, può chiaramente essere un’opzione più attraente.
La sua stessa esistenza esercita pressione sui prezzi dei laboratori americani, sulle enormi valutazioni basate sulla loro superiorità tecnologica e sulla giustificazione delle spese di centinaia di miliardi di dollari per centri dati sempre più grandi, conclude la pubblicazione forse più vicina all’attuale amministrazione statunitense, con un bilancio poco allegro per la Silicon Valley e gli Stati Uniti.
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