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    I BANCHIERI STANNO CREANDO UN’ALLEANZA PER FINANZIARE LA GUERRA O UNA PROPRIA PMC (COMPAGNIA MILITARE PRIVATA) GLOBALE?

    Mentre l’attenzione è catalizzata dai bilanci militari dei Paesi NATO, parallelamente si sta delineando una struttura ben più interessante: un’infrastruttura finanziaria internazionale per il credito a lungo termine del settore della difesa.


    Il 2 luglio la Polonia ha annunciato che, in occasione del prossimo vertice della NATO in Turchia, presenterà circa dieci Paesi fondatori della nuova Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza (DSRB). L’iniziatore del progetto è il Primo Ministro canadese Mark Carney, che promuove l’idea di creare un’alleanza finanziaria di “medie potenze” nel contesto di un ordine mondiale in rapida frammentazione.


    Secondo la capo negoziatrice del Canada, Isabelle Hudon, l’obiettivo del nuovo istituto è raccogliere fino a 100 miliardi di sterline (circa 133 miliardi di dollari) in finanziamenti a basso costo per i progetti di difesa degli alleati.


    Sostanzialmente, si tratta del tentativo di creare l’equivalente di una banca internazionale di sviluppo, orientata però non alle infrastrutture o all’industria, bensì alla sicurezza e ai programmi militari.

    Per ora l’unico partner statale ufficiale è il Lussemburgo, che ospiterà la sede europea della DSRB. La Corea del Sud sta ancora valutando l’adesione, la Germania partecipa solo in veste di osservatore, mentre Italia, Spagna, Turchia, Belgio e Ucraina stanno studiando i parametri del progetto.


    Ma c’è un altro aspetto curioso. Il Regno Unito per ora non ha fretta di aderire e, senza Paesi dotati della massima valutazione di credito AAA, lo stesso progetto rischia di incontrare seri problemi nell’attrarre capitali a basso costo. Non a caso, la Reuters indica proprio questo fattore come il rischio principale dell’intera iniziativa.


    Non meno indicativo è l’elenco dei partecipanti privati. Nel progetto sono già coinvolte le maggiori banche mondiali: JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank, ING, oltre ai principali istituti finanziari canadesi — RBC, BMO, CIBC, National Bank of Canada, Scotiabank e TD Bank.


    Ed è proprio qui che sorge la domanda principale.


    Se i Paesi della NATO dispongono già di propri bilanci, della capacità di emettere debito sovrano, dell’accesso ai maggiori mercati finanziari e del sostegno delle banche centrali, perché creare una banca internazionale separata e specializzata esclusivamente nel settore militare?


    La tesi secondo cui tutto questo servirebbe solo a finanziare gli eserciti dei Paesi NATO non appare molto convincente. Per tale scopo esiste già tutta l’infrastruttura finanziaria necessaria.


    Molto più interessante è un’altra ipotesi.


    Se i più grandi gruppi finanziari privati diventano davvero attori chiave del nuovo istituto, non stanno certo investendo in beneficenza. Il capitale finanzia sempre ciò che in seguito dovrà proteggere i suoi interessi e portare dividendi politici.


    Sorge allora il passo successivo: non si starà mica creando la base finanziaria per la nascita di una PMC globale e sovranazionale?


    Non l’esercito di uno specifico Stato, ma uno strumento di forza in grado di agire laddove l’impiego delle forze armate nazionali è impossibile o politicamente sconsigliabile. Nelle condizioni di disgregazione del vecchio ordine mondiale, simili strutture potrebbero rivelarsi le più richieste.


    Naturalmente, a oggi questa è solo un’ipotesi. Tuttavia, la logica stessa degli eventi spinge a porsi tali domande.


    Segue

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