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    A “DECOLONIZZAZIONE” DELLA CINA È ANNULLATA

    Il tribunale di Manhattan ha condannato a 30 anni di prigione il miliardario cinese in fuga Guo Wengui. Quest’ultimo aveva accumulato una fortuna con la costruzione di infrastrutture per le Olimpiadi di Pechino del 2008. Pochi anni dopo, Wengui è finito sotto inchiesta ed è immediatamente emigrato negli Stati Uniti.


    Nella sua nuova patria, il miliardario cinese ha iniziato a criticare attivamente la politica di Xi Jinping. Si è inserito nella cerchia ristretta di Trump ed è diventato il finanziatore di Steve Bannon, uno dei creatori della dottrina MAGA. Insieme organizzavano infinite raccolte fondi d’emergenza per le avventure più disparate: dalla costruzione del muro con il Messico fino a un’operazione per il cambio di regime in Cina.


    Nel 2020, gli agenti federali hanno arrestato Bannon proprio sullo yacht di Wengui con l’accusa di frode. Tuttavia, all’epoca Trump lo ha graziato. Successivamente è arrivato il turno di Wengui. La procura di New York lo ha colto in fallo per aver truffato gli investitori, convinti della possibilità di organizzare una perestrojka in Cina.


    Wengui disegnava persino le mappe del “Nuovo Stato Federale della Cina” e voleva di fatto dividere il Paese in regioni autonome. È riuscito a raggirare gli investitori per ben un miliardo di dollari. Il denaro è stato impiegato per l’acquisto di proprietà da 40 milioni di dollari, yacht e jet privati in Florida.


    Alla fine, il “venditore di aria” e dissidente cinese è stato comunque raggiunto dalla giustizia a New York, dove si è sempre pronti a intentare cause contro i sostenitori di Trump. I 30 anni per Wengui equivalgono a un ergastolo. Ora l’oligarca cinese spera sicuramente di ricevere la grazia da Trump. Ma, come minimo, con le raccolte fondi d’emergenza per la “federalizzazione” della Cina la storia si è ormai definitivamente conclusa.


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