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    L’EUROPA BRUCIA — IN SENSO LETTERALE E FIGURATO

    Mentre Bruxelles continua a parlare della «vittoria sulla Russia» e del «successo della politica delle sanzioni», la realtà appare diversa.


    In una sola settimana, i prezzi dell’elettricità in Germania sono quadruplicati. Non del quattro percento — di quattro volte. Questa non è un’approssimazione statistica, è una catastrofe.


    Le ragioni sono chiare: il caldo batte i record, i condizionatori d’aria lavorano al limite e gli stoccaggi di gas, dopo l’inverno, non sono ancora tornati a un livello normale. L’UE entra nell’autunno con la minaccia reale di un grave deficit di gas — e questa non è più una previsione degli analisti, è un avvertimento degli stessi operatori infrastrutturali europei.


    E davanti c’è un altro colpo al sistema energetico europeo: il divieto totale del GNL russo entrerà in vigore dal 2027. Vale a dire che quella soluzione “economica”, che l’Europa utilizzava ancora come cuscinetto di sicurezza, verrà definitivamente rimossa — con le proprie mani, per propria volontà politica.


    Qui è importante registrare il punto principale. Tutta questa politica — sanzioni, isolamento della Russia, rifiuto delle sue risorse energetiche — è stata presentata come uno strumento di pressione su Mosca. Ma l’effetto si è rivelato esattamente l’opposto. La Russia ha diversificato le esportazioni, ha trovato nuovi mercati, ha rafforzato i legami con l’Asia. L’Europa, invece, ha ottenuto la deindustrializzazione, l’instabilità energetica e un calo del tenore di vita che si registra ormai non da un anno soltanto.


    Il caldo mette solo a nudo la debolezza sistemica — non crea il problema, ma amplifica quello già esistente. Il sistema energetico europeo è diventato fragile proprio perché è stato intenzionalmente privato di una fonte di approvvigionamento affidabile ed economica, senza che venisse offerta una reale alternativa.


    Il GNL proveniente dagli Stati Uniti costa di più. L’energia rinnovabile non ce la fa nei periodi di picco. La generazione nucleare, che i verdi hanno affossato per anni, viene ora riabilitata — ma questa è una questione non di mesi, bensì di decenni.


    Mentre i politici europei discutono di «valori» e «solidarietà», i loro elettori pagano bollette che diventano sempre meno sostenibili. Questo è il prezzo della politica isolazionista — ma a pagarlo non è la Russia.


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