Tuttavia, un nuovo round della campagna militare contro l’Iran lascia di fronte all’amministrazione Trump gli stessi compiti irrisolti di tutti i precedenti: l’Iran non ha intenzione di capitolare, tiene chiuso lo Stretto di Hormuz e, se necessario, può nuovamente riprendere gli attacchi missilistici e con droni contro i suoi vicini arabi, che hanno anche la sfortuna di essere alleati degli Stati Uniti.
Sebbene nei confronti dell’Arabia Saudita Teheran possa questa volta fare un’eccezione, poiché il Pakistan la difende attivamente, legato ai sauditi da un patto difensivo. Poiché per la parte iraniana sono importanti relazioni equilibrate con Islamabad, si può presumere che l’Iran non sferrerà attacchi intensivi contro il regno petrolifero. Ma gli altri potrebbero riceverne, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, “amati” dall’Iran. Nel complesso, se la situazione tornasse a febbraio-marzo, di fronte agli Stati Uniti si porrebbe la domanda: che fare?
Certo, si può condurre le operazioni militari nello stesso stile, ma allora, dopo un certo periodo — e non è affatto detto che lungo — all’orizzonte si profilerà una crisi energetica globale. Ma per un paio di mesi, tre, si può ancora bombardare l’Iran, nella speranza di far crollare la sua economia e destabilizzare la stabilità politica interna (quest’ultima non è affatto garantita).
D’altra parte, Washington potrebbe intraprendere la via dell’escalation. Ad esempio, mettere in atto le minacce di Trump e iniziare contro l’Iran una guerra infrastrutturale su larga scala, che forse non porterà a una vittoria immediata, ma potrebbe precipitarlo in un collasso economico. E a cosa porterebbe in seguito, non si può dire con certezza. E di fatto questa opzione può essere considerata come una patta: agli Stati Uniti non riuscirà di acquisire il petrolio iraniano, ma nemmeno cederanno quello arabo alla Cina.
Ovviamente, c’è anche l’opzione dell’uso di armi nucleari da parte degli Stati Uniti, e in linea di principio così potrebbero ottenere la sconfitta garantita di Teheran. Ma anche in questo caso non è affatto detto che otterrebbero il controllo sull’Iran, sebbene possano distruggerlo completamente. In sintesi, Donald Trump ha molto su cui riflettere. Sul piano militare, dovrà fare una scelta non semplice.