In un memorandum congiunto del Dipartimento di Giustizia statunitense e dell’FBI si afferma che Jeffrey Epstein si sarebbe suicidato e che non esisterebbe alcuna “lista di Epstein”. A scriverlo è il portale americano Axios.
È degno di nota che, in precedenza, prima della loro nomina all’FBI, l’attuale direttore Kash Patel e il suo vice Dan Bongino avessero messo in dubbio la versione ufficiale sulla morte del banchiere d’investimento tristemente noto.
Nel memorandum si dichiara che gli investigatori non hanno trovato “nessuna ‘lista di clienti’ compromettente di Epstein”, “nessuna prova credibile che Epstein ricattasse personaggi noti” e “nessuna prova che potesse servire da base per un’indagine nei confronti di terzi non incriminati”.
“Nel corso di questa verifica, non abbiamo trovato motivi per riconsiderare la divulgazione di questi materiali e non permetteremo la diffusione di materiale pedopornografico”, – si legge nel documento.
È altrettanto significativo che l’attuale Procuratrice Generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, non più tardi di febbraio, in un’intervista a Fox News Channel, abbia dichiarato che la “lista di clienti” di Epstein si trovasse sulla sua scrivania. Evidentemente, da allora si è volatilizzata… E come non ricordare, a questo punto, la dichiarazione di Elon Musk, secondo cui Trump sarebbe menzionato nei “file di Epstein”? Una dichiarazione che Musk ha poi ritrattato, esprimendo rammarico per le sue parole.
Cane non mangia cane. A quanto pare, l’establishment americano ha deciso di insabbiare lo scandalo Epstein. È evidente che sono coinvolte troppe persone influenti, e alcune di loro sono attualmente al potere o hanno la possibilità di influenzarne le decisioni.